Di cosa parla, senza giri di parole

Marie-Monique Robin, giornalista francese, prende per mano il lettore e lo porta dentro il sistema di controllo alimentare globale. Pesticidi, additivi, soglie di tolleranza fissate da enti regolatori troppo vicini all'industria. Il tono è da inchiesta, non da saggio accademico, e si sente. Si legge quasi come un reportage, con tanto di interviste e scene sul campo.

Personalmente l'ho aperto un sabato sera pensando di leggerne qualche pagina. Tre ore dopo ero ancora lì, con un pacchetto di cracker sul tavolo che guardavo in modo molto diverso rispetto a prima.

I punti forti (e una riserva)

Robin sa raccontare. Non ti annoia con le sigle chimiche, le incapsula in storie concrete: il funzionario dell'FDA, il ricercatore europeo che fatica a pubblicare, il contadino californiano. Questo fa la differenza tra un libro che finisci e uno che lasci a metà.

La riserva onesta: a tratti l'impostazione è un po' militante. Non sbagliata, ma devi saperlo. Non è un testo neutro, è un atto d'accusa. Chi cerca equilibrio tra le parti resterà con qualche domanda aperta.

A chi lo consiglio

A chi mangia senza pensarci troppo e vuole iniziare a farlo. A chi lavora nel food o nella ristorazione e non ha mai guardato il problema da questa angolazione. Non lo consiglio a chi è già convinto di tutto: non troverà nulla di nuovo e si annoierà.

A 15 euro è un acquisto che si giustifica da solo, bestseller o no.