Quello che non ti aspetti
La prima volta che ho aperto Fiori per Algernon non sapevo bene cosa aspettarmi. Un classico della fantascienza, sì, ma la copertina non aiuta a capire. Poi inizi a leggere i diari di Charlie Gordon, con quegli errori di ortografia volutamente goffi, e qualcosa scatta. Non è un trucco stilistico fine a se stesso: senti davvero che stai leggendo i pensieri di una persona che non riesce ancora a vedere il mondo per quello che è.
Mano a mano che Charlie migliora, cambia anche la prosa. Le frasi si allungano, il vocabolario si affina. È un effetto sottile, ma quando te ne accorgi fa quasi impressione.
A chi conviene, a chi no
Onestamente, questo non è un libro per chi cerca trama adrenalinica o colpi di scena a ripetizione. È lento, interiore, a tratti doloroso. Se cerchi qualcosa di leggero per la spiaggia, lascia perdere.
Conviene invece a chi ama i libri che fanno una domanda e non si preoccupano di darti una risposta pulita. La domanda qui è brutale: vale la pena essere intelligenti se il prezzo è perdere la propria innocenza? Keyes non risponde per te.
La riserva onesta
C'è un momento nella seconda metà in cui il ritmo cala un po', e alcune riflessioni di Charlie diventano quasi didascaliche. Non è un difetto grave, ma lo noti. Detto questo, il finale ti lascia con una sensazione difficile da scrollarsi di dosso. A 9 euro è una lettura che vale il tempo che ci metti.